399° FESTINO DI SANTA ROSALIA / L’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice apre l’Anno Giubilare Rosaliano per il IV Centenario del ritrovamento delle reliquie

Rosalia, pellegrina di speranza è il tema dello speciale Anno Giubilare Rosaliano aperto dall’Arcivescovo si Palermo Mons. Corrado Lorefice. L’Anno Giubilare apre così il lungo itinerario ricco di eventi e di appuntamenti per celebrare il IV Centenario del ritrovamento delle reliquie di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino (15 luglio 1624). Durante l’Anno Giubilare (che si concluderà il 4 settembre del prossimo anno), potrà essere lucrata, alle condizioni previste dalla Chiesa Cattolica, l’indulgenza plenaria visitando in preghiera la Cattedrale e il santuario di Monte Pellegrino dedicato a Santa Rosalia.

Poco prima della Celebrazione Eucaristica si era svolto il tradizionale rito dell’Offerta della cera alla Santuzza con la partecipazione del Sindaco di Palermo prof. Roberto Lagalla, di rappresentanti della Giunta e del Consiglio comunale e delle Confraternite. La Celebrazione si è conclusa con il solenne rito di uscita dell’Urna argentea con le reliquie di Santa Rosalia dalla Cappella.

“Iniziamo questo 4º Centenario del ritrovamento del Corpo di S. Rosalia – ha sottolineato nella sua omelia l’Arcivescovo – che non può essere una mera commemorazione o semplicemente un complesso di manifestazioni civili e religiose. È invece una opportunità per l’intera città, per riappropriarci in profondità di questa presenza che ha ancora molto da dirci, da suggerirci per i nostri vissuti personali e comunitari, per come abitare la nostra e la sua città, per come abitarla, a partire dal dono della fede in Cristo, per il quale Rosalia da autentica discepola ha considerato tutto un nulla per essere libera di far regnare Dio nella sua vita”.

           

 

 

 

 

 

Apertura Festino di Santa Rosalia Vergine, Patrona principale della città di Palermo
Cattedrale – 10 luglio 2023
Omelia Mons. Corrado Lorefice

In questa pagina evangelica (Mt 13,44-52) – scelta per la messa di apertura del Festino di Santa Rosalia Vergine, Patrona principale della città di Palermo –, Gesù usa il linguaggio parabolico in modo singolare e creativo per comunicare a tutti il suo messaggio radioso, la sua buona Notizia sulla presenza del “regno di Dio” in mezzo al suo popolo. Potremmo decodificare: sulla buona volontà di Dio, sulla benevolenza di Dio per gli uomini (eudokia: Ef 1, 5.9). In questo “regno”, terra e cielo, umanità e Dio si incontrano per costruire una convivenza segnata dalla giustizia, dalla pace, dalla fraternità, dall’armonia che ha come fonte e origine Dio stesso e il suo eccesso d’amore per gli uomini.
Gesù vuole raggiungere la vita di quanti incontra, farsi un varco nei cuori segnati dai solchi più o meno profondi scavati dalle intemperie e dalle solitudini umane e per questo avvicina il “regno” del Padre con le sue inedite dinamiche e la sua logica, apre spazi a Dio nella vita di quanti sono disposti ad accogliere e a convertirsi all’Evangelo, a questa inattesa e felice Notizia che dà un corso nuovo all’esistenza.
Nelle parabole del Vangelo odierno, per evidenziare questi vissuti profondi, Gesù racconta di “un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”. E ancora racconta di “un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”.
Inoltre racconta una terza parabola che nella descrizione rimanda alla verifica definitiva della fine dei tempi; l’immagine è quella di una rete piena di pesci e alla cernita che i pescatori fanno fra quelli buoni, mangiabili che ripongono nei cesti e gli altri invece non mangiabili da buttare via. Il criterio della valutazione fra bene e male, fra opere buone o cattive compiute, in realtà non riguarda la fine dei tempi, ma ogni giorno nella nostra vita in cui via via si prepara il futuro.
Il tesoro nascosto e poi scoperto, così come la perla preziosa trovata in modo inatteso, suscitano sorpresa, gioia interiore, dinamiche positive che sollecitano a muoversi con coraggio, a scegliere e ad agire. Il regno di Dio è il tesoro che non ha prezzo e per averlo occorre spogliarsi di tutte quelle cose che nella vita dell’essere umano esercitano un potere, che dominano su di lui impedendo di far regnare Dio: “Non potete servire Dio e Mammona, l’idolo della ricchezza!” (Mt 6,24).
È la scoperta dell’amore folle di Dio in Cristo morto e risorto per lui che trasforma e muove Paolo ad amare fino alla follia quanti ha generato nella fede (cfr 2Cor 11,1-2). È Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio fattosi uomo, il testimone dell’amore preveniente e salvifico di Dio, da lei scelto nella relazione massima possibile della verginità sponsale, che porta Rosalia a relativizzare e ad abbandonare la corte regale terrena con i suoi agi e intrighi umani per essere “presentata a Cristo come vergine casta” (2Cor.11, 2b) e introdotta nel gaudio del talamo nuziale dello speco della Quisquina, prima, e del Monte Pellegrino, dopo. Chi segue Gesù non dice: “Ho lasciato”, ma: “Ho trovato un tesoro”. Quello che non si corrompe.
Questo tesoro accolto per amore è sempre fecondo, generativo di bene, di armonia di creatività, costruttivo. Farsi coinvolgere, crederci profondamente significa ereditare, custodire, curare e propagare creativamente i frutti di pienezza di vita e di relazioni che apporta l’accoglienza della benevolenza di Dio per e tra gli uomini.
Sono criteri e scelte, quelli di Rosalia Sinibaldi – la Vergine eremita salita sul nostro meraviglioso promontorio che si staglia verso il cielo e si addentra nel Mare Nostro, la Santa pellegrina che non si stanca di percorrere le strade della nostra città perché sia ancora raggiunta dalla regale compagnia salvifica di Dio amante degli uomini – [Sono criteri e scelte, quelli di Rosalia Sinibaldi] opposti al conformismo, alla rassegnazione, alla chiusura, a questa cultura che respiriamo e che ci spinge – per esorcizzare la paura della morte – all’idolatria delle cose e all’egolatria, distogliendoci dall’unico vero titolo di cui possiamo vantarci: creature e figli e figlie amati da Dio, fratelli e sorelle.
Iniziamo questo 4º Centenario del ritrovamento del Corpo di S. Rosalia che non può essere una mera commemorazione o semplicemente un complesso di manifestazioni civili e religiose. È invece una opportunità per l’intera città, per riappropriarci in profondità di questa presenza che ha ancora molto da dirci, da suggerirci per i nostri vissuti personali e comunitari, per come abitare la nostra e la sua città, per come abitarla, a partire dal dono della fede in Cristo, per il quale Rosalia da autentica discepola ha considerato tutto un nulla per essere libera di far regnare Dio nella sua vita.
Cosa ci suggerisce questa nostra fulgida Testimone della fede? Cosa il Beato Martire Pino Puglisi nel trentesimo del suo omicidio? Cosa ci ispira il nostro fratello missionario Biagio Conte, venuto a mancare lo scorso gennaio, o il nostro amico giudice Paolo Borsellino a pochi giorni dall’anniversario dell’attentato che costò la vita a lui e ad altri servitori dello Stato? Essi hanno vissuto la responsabilità della città mossi dall’accoglienza del Regno di Dio, disposti a disfarsi di tutto, anche della vita.
Considerando la loro testimonianza alimentata dalla fede – attinta nella fraternità cristiana, irrorata dalla Parola di Dio e alimentata dall’Eucaristia –, potremo rispondere: l’amore alle persone care e ai più deboli, e insieme, il bene comune, la giustizia, l’onestà, la rettitudine, l’uguaglianza e la dignità di tutte le persone; la pace, l’accoglienza, la fraternità.
La fede in Gesù Cristo genera, nella potenza dello Spirito Santo, l’uomo nuovo, secondo Dio. Lo conforma a Cristo, lo performa secondo l’umanità e la logica di Cristo. La nostra umanità così progressivamente diventa riflesso della sua. L’umanità di Gesù, del tutto speciale, è veramente il tesoro e la perla preziosa che, scoperti mai in modo definitivo, possono sollecitare le nostre energie più profonde e migliori a cercare di vivere come Lui ci propone: sempre e soprattutto per portare sollievo e conforto, liberazione e speranza. Questo Lui ha veramente preso a cuore: ridare conforto, fiducia, liberare da ogni forma di male e di sofferenza. Non si è trastullato nei cieli lontani, ma invece e sceso tra le persone che vivono sulla terra. Seguirlo significa cercare di fare altrettanto. Come Santa Rosalia, il Beato Giuseppe Puglisi, fratel Biagio Conte, i martiri palermitani della giustizia. I discepoli feriali del Regno, che non fanno rumore ma che ogni giorno silenziosamente continuano sulla traccia di Gesù.
Esiste una venuta di Dio, del Regno di Dio accolto seriamente nella vita di uomini e di donne, capace di trasformare la realtà umana. Questo è il giubileo che vogliamo celebrare. Un anno di grazia che ci rigenera ad una fede incarnata! Per contribuire, insieme alle tante forze belle di tanti uomini e donne di buona volontà, a ridare speranza e a rialzare questa nostra città. Perché sulla sua notte possa brillare una nuova luce.
S. Rosalia sarà sempre con noi. Dall’alto e dal basso. Dall’alto per intercedere. Dal basso per camminare con noi. Entrare nelle nostre case, attraversare i nostri quartieri. A prendersi cura dei nostri corpi. A rinsaldare le nostre relazioni fraterne.